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Evoluzione
dell'Uomo
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Australopithecus afarensis
AUSTRALOPITHECUS AFARENSIS, vissuto tra i 3,9 - 3,0 milioni di anni fa, è una delle prime specie a comparire dopo la spaccatura fra ominidi e scimpanzé derivati da un ancestrale antenato comune. Sembra discendere direttamente dall’ Australopithecus anamensis, una specie di grande scimmia vissuta tra i 4,2 ed i 3,9 milioni di anni fa. Non sorprendentemente, ci sono parecchi punti di somiglianza fra l’afarensis ed i crani dello scimpanzé: faccia larga con una fronte bassa, naso piatto, mascella superiore sporgente e una mandibola voluminosa con grandi denti posteriori, la forma di quest'ultima è intermedia fra la figura rettangolare delle scimmie e la figura parabolica degli esseri umani. Entrambi hanno un volume del cervello intorno a 480 cc, il peso dei maschi era di circa 45 Kg e l’altezza poteva arrivare a circa 1,5 m; le femmine erano molto più piccole, circa 30 Kg per 1m. Le modificazioni scheletriche più importanti nelle australopitecine inoltre, includono i cambiamentii del bacino che consentono una forma efficace di locomozione: ancora capace di salire negli alberi, afarensis aveva però già assunto la posizione bipede, liberando le mani per maneggiare, trasportare e gettare gli oggetti ( le impronte lasciate sul tufo vulcanico a Laetoli in Tanzania vengono attribuite ad afarensis, ma non mancano contestazioni); benché le ossa della mano siano curvate molto più che negli esseri umani, queste erano simili alle nostre. Tale specie è sopravvissuta più lungamente di qualunque altro ominide tranne forse Homo erectus ed è considerata generalmente come la “pietra” fondante della linea evolutiva.

Esemplare: A.L. 444-2 [ Hadar ] - 3,0 milioni y.a.
Lucy, la famosa australopitecina
Le impronte di Laetoli attribuite ad A. Afarensis
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