Australopithecus garhi
Reperti etiopi datati 2,5 Mya presentano una dentatura simile a quella degli Australopiteci robusti, ma portano caratteristiche craniche da Australopiteco gracile: una morfologia intermedia sorprendente che ha fatto nascere la nuova specie AUSTRALOPITHECUS GARHI che significa appunto "sorpresa". Grazie a questo, tale ominide viene inserito fra i nostri antenati diretti: è possibile infatti che alcuni Homo primitivi abbiano sviluppato una megaodontia post-canina in parallelo con i Parantropi. Garhi quindi prenderebbe il posto di Australopithecus afarensis il quale diverrebbe suo predecessore. Dai resti inoltre (tracce di macellazione e utensili), si ipotizza che garhi fosse in grado di utilizzare strumenti di pietra per spezzare le ossa degli animali in modo da estrarvi il midollo per nutrirsene. La spiegazione ad un simile comportamento sta nel fatto che le proteine animali rivestono un importantissimo ruolo nell'alimentazione, forniscono infatti l'energia necessaria ad assicurare lo sviluppo cerebrale. Il nostro cervello richiede un numero di calorie elevato; cacciare direttamente delle prede però non doveva essere un compito facile, meglio quindi cibarsi degli scarti dei pasti di carnivori, midollo compreso. E' affascinante considerare che proprio 2 Mya si verificò l'inizio dell'aumento delle capacità craniche negli ominidi e la comparsa della prima specie del genere Homo. Rimane comunque impossibile stabilire con certezza chi sia il vero realizzatore degli strumenti dato che nei dintorni si sono trovati anche resti di Homo habilis ed ergaster. Tra i resti di garhi, uno molto importante è costituito dagli arti superiori e inferiori di uno stesso individuo e ci permette quindi di fare dei confronti e giungere a delle conclusioni: se rispetto all'uomo moderno, afarensis ha braccia lunghe e gambe corte, in garhi compare per la prima volta l'allungamento del femore che poi caratterizzerà gli ominidi successivi; dato che solo con ergaster gli avambracci si accorciano sino alle proporzioni moderne, dopo l'arcaico afarensis, dapprima è comparso l'allungamento del femore, e poi l'accorciamento del braccio. Si presume che la sua altezza poteva raggiungere i 1,4 m con una taglia corporea probabilmente più piccola rispetto ad afarensis e boisei; il dimorfismo sessuale poteva essere paragonabile a quello di afarensis.

BOU-BP-12-130
Photograph by David Brill